ANGELINO ALFANO
SCRIVIMI
CATEGORIA
25 febbraio 2017
BLOG
Angelino Alfano al Corriere: «Stiamo uniti contro il populismo»

Il ministro degli Esteri: È un’occasione storica, Forza Italia non anneghi nel sovranismo
24 febbraio 2017 – Caro direttore,
ho letto con attenzione il recente editoriale di Francesco Verderami, che pone una questione seria sulla quale vorrei dire la mia.

Esiste un importante spazio per idee e movimenti politici di impronta liberale e popolare, moderata e riformatrice. Esiste tra il Partito democratico e la Lega. Un’area che abbia a cuore la Repubblica e rilanci il progetto europeo, un’area che abbia programmi diversi dal Pd, dalla sua imperitura sinistra condizionante, e anni luce distante dai «vaffa» grillini e dalle ruspe di Salvini, perché in Italia c’è tanto da costruire e molto da conservare.

Allora, spazziamo via ogni equivoco: a destra non c’è alcun liberale e, nell’area popolare e moderata, ce ne sono invece tanti che devono avere la generosità di unirsi per incidere e contare parlando con una voce sola. Questo il guado in cui ci troviamo adesso. A destra c’è l’opposto del liberalismo: ritorno alle monete nazionali, eliminazione della libertà di circolazione, cancellazione del trattato di Schengen, ripristino delle frontiere, uscita dall’Europa, ritorno ai dazi doganali, antieuropeismo in «politica estera», protezionismo in politica economica, riduzione degli spazi di libertà conquistati negli ultimi decenni.

Questo il cosiddetto «sovranismo» che ha la pretesa di renderci più ricchi e sicuri e, invece, ci renderebbe più soli, più esposti a rischi terroristici e certamente più poveri. Ecco perché la destra di oggi non ha nulla a che vedere con il centrodestra di questi ultimi vent’anni: quello che sognava e prometteva la rivoluzione liberale.
Noi siamo un’altra cosa e dobbiamo dimostrarlo fino alla fine, fino alla costituzione di quella voce unica. Noi che crediamo che il protezionismo non sia mai la risposta giusta, che chiudere le frontiere sia l’anticamera delle divisioni, che crediamo nel libero mercato e anche nella solidarietà perché il tasso di povertà è spesso l’indice che misura il tasso di ingiustizia.
E sappiamo che ci sono momenti in cui è lo Stato a doversi fare carico di rimuovere queste ingiustizie.

Avremo un programma che è già nel nostro codice di appartenenza: riscatto del ceto medio, rilancio del valore degli immobili, questione salariale dei lavoratori pubblici e privati, restituzione dell’onore a milioni di pubblici dipendenti da un decennio ormai trattati alla stregua di fannulloni, conferma del modello italiano con il binomio sicurezza e solidarietà, chiusura definitiva delle pendenze fiscali e nuovo patto all’americana di lealtà contributiva, dieta fiscale per le piccole e medie imprese, più cantieri al Sud per colmare il gap infrastrutturale e creare lavoro, difesa delle istituzioni repubblicane dai linciaggi ignoranti e qualunquisti, sistema militare di difesa comune per la nostra casa europea, rafforzamento dei poteri della Banca centrale europea e condivisione del peso dell’immigrazione all’interno della Ue.

I popolari e i liberali, i moderati, dicevamo, quelli siamo noi.
Siamo in tanti a pensarla così. Ma siamo troppo divisi.
Oggi si presenta l’occasione giusta per chi, come noi, ha collaborato con l’anima più riformatrice della sinistra italiana, senza perdere un’autonomia che ancora si vuole salvaguardare, proprio così come abbiamo fatto difendendo la famiglia e la vita, dal concepimento alla morte. È un’occasione anche per le altre forze moderate che, come noi, hanno sostenuto i governi di questa legislatura senza confluire nel Pd.

Ed è un’occasione per Forza Italia, per riavvolgere il nastro e non annegare irreversibilmente la propria vocazione riformista nel mare del populismo anti europeo, anti euro, anti libera circolazione, anti libero mercato, anti solidarietà. Tra i popolari (anche europei) e i populismi estremisti ci sono delle differenze enormi che in Italia si vedono tutte. Ci sono programmi non compatibili, ci sono compromessi non realizzabili.

I popolari e i liberali, i moderati italiani, solo uniti saranno più forti. A marzo, avremo l’assemblea nazionale di Ncd per decidere le modalità di unione con altri moderati.
Nelle prossime settimane, tre fatti segneranno la cronaca politica: il congresso del Pd dopo la scissione, la nascita di un nuovo partito a sinistra, la riorganizzazione dell’area moderata.
A questa riorganizzazione intendiamo dare una mano nella consapevolezza che ciò significa dare una mano all’Italia.
È un’occasione per tutti. Che nessuno la perda.
Angelino Alfano