ANGELINO ALFANO
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20 marzo 2017
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Alfano alle Nazioni Unite per “Change the World Model United Nations 2017”

Il ministro degli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, interviene alle Nazioni Unite, in occasione dell’evento “Change the World Model United Nations 2017”, organizzato dalla Associazione Diplomatici, al quale hanno partecipato studenti selezionati di scuole e di università di tutto il mondo, chiamati a simulare i lavori degli Organi principali e delle Commissioni delle Nazioni Unite.

Alfano
: Non è la prima volta che mi trovo qui ma è la prima volta che vedo questa sala così piena e così gremita di giovani. Mi rivolgo a voi per parlare, prima di tutto, di Europa.
A Roma, il 25 marzo, celebreremo il sessantesimo dei Trattati di Roma. Inizio da qui. A nessuno è dato di scegliere il giorno, il momento e il luogo in cui nascere. Eppure queste cose ce le porteremo dietro per tutta la vita. Saranno la nostra cifra identitaria.
Io sono nato in un città dove finisce l’Europa e inizia l’Africa. Sono nato nel 1970 e ho conosciuto solo la pace e la libertà. Mio padre e’ del 1936 e da bambino ha conosciuto la guerra e ha fatto salti di gioia quando in Sicilia sono sbarcati gli americani per dare la libertà agli adulti e la cioccolata ai bambini. Mio nonno ha conosciuto le guerre. E così il mio bisnonno… 
Io sono il primo della mia famiglia che ha conosciuto solo la pace. Quella pace c’è da quando è nata l’Europa e ai ragazzi di oggi vorrei dire, alla vigilia di 25 marzo, che l’Europa è il più grande esperimento politico istituzionale mai realizzato nel mondo.

Quando c’era la seconda guerra mondiale gli europei si uccidevano tra  loro. Quando la guerra è finita, si sono messi insieme e oggi l’Europa è la seconda potenza industriale del mondo ed è un continente di pace e di libertà.

Noi tra poco stiamo per celebrare una Europa di pace e di libertà. Lo ricordo qui alle Nazioni Unite. La seconda cosa che vorrei dirvi parte da una mia esperienza personale a Lampedusa. Lampedusa è l’isola più a sud dell’Europa, anzi proprio  li’ dove l’Europa finisce, è collocata sulla piattaforma geologica africana.
L’isola di Lampedusa fa parte della mia provincia. Per noi un’isola di luce, un mare meraviglioso e un sole di incanto.
A ottobre del 2013 quel luogo, per me, è cambiato radicalmente. Mi si è spezzato qualcosa dentro che ancora adesso sto cercando di ricostruire.
Quel giorno c’è stato un naufragio di migranti e ho visto qualcosa che mi auguro che mai nessuno debba vedere.
In un hangar  c’erano 300 sacchi con 300 corpi dentro. Un sacco per ogni morto. Anzi, in un sacco, di corpi ce n’erano due: quello di un bambina aggrappata al corpo senza vita della sua mamma.
Li’ ho capito quello che forse i libri non erano stati capaci di insegnarmi e cioè che il bisogno e il desiderio di pace e di benessere sono capaci di fare rischiare la vita.
Morire per una vita migliore che noi diamo per scontata ma che scontata non è.

Sono storie che si intrecciano.  Certe storie ci raccontano che la libertà non è data per sempre e che occorre riconoscere che la paura è un sentimento dell’uomo e che con quel sentimento dobbiamo fare i conti.

L’Anna Frank di ieri è, per esempio, una bambina della Siria di oggi.
Anche Giulio Regeni, per esempio, è stato una vittima innocente che chiedeva solo la libertà di ricerca e di conoscenza.

Io sono qui in rappresentanza di un grande Paese che finora ha raggiunto insieme sicurezza e solidarietà, mentre ci sono Paesi che per cercare di ottenere sicurezza hanno dovuto rinunciare alla solidarietà e viceversa.

Noi siamo un grande Paese che si è messo dalla parte giusta della storia.
La libertà e la democrazia sono figlie dell’Europa e sono debitore verso chi prima di me ha combattuto per averle. Si difende solo ciò che si desidera, ma come si fa a difendere qualcosa che si da’ per scontata.

Guardiamoci intorno e gustiamo la nostra libertà e desideriamola sempre, anche se non abbiamo conosciuto altro che la libertà. Continuiamo a desiderare la pace, anche se abbiamo sempre conosciuto la pace. Gustiamolo questo desiderio. Alimentiamolo. Auguri a tutti voi e al vostro grande desiderio di libertà e di pace.

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