ANGELINO ALFANO
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04 giugno 2017
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Renzi fa cadere terzo premier? Se il PD andrà al Governo peserà meno – Intervista al Corriere della Sera

«Per la fretta di una persona sola di tornare a Palazzo Chigi, per non attendere quattro o cinque mesi, ovvero la scadenza naturale della legislatura, il Pd si appresta a determinare la terza crisi di governo in quattro anni. Io mi chiedo se ha ancora amor patrio o se invece è ormai travolto da questa fretta, che ha troppe cose che non tornano». Angelino Alfano, ministro degli Esteri, leader di Alternativa popolare, principale alleato dei governi a trazione pd degli ultimi quattro anni, da quello di Enrico Letta sino a quello di Paolo Gentiloni, è reduce da uno scontro durissimo con Renzi. Qui, più che all’ex premier, si rivolge al resto del suo partito.

Lei crede che davvero si voterà settembre o ad ottobre?
«La situazione è molto delicata e noi ci stiamo sforzando di fare, come sempre, l’interesse nazionale. Con una voluta provocazione il Pd ha deciso di tenere fuori dalla scrittura della legge elettorale Ap, che ha garantito la stabilità in questa legislatura e che ha sostenuto il processo riformatore, sia in materia economica che istituzionale».

La gratitudine in politica non è a buon mercato.
«Certo, ma alla luce di tutto questo, e dell’atteggiamento del Pd, la nostra reazione è di ferma responsabilità. Noi continuiamo a tifare Italia e sosteniamo il governo di Gentiloni. Ora spetta al Pd dire una parola chiara sul punto di fondo: se cioè il Paese può contare su un partito che ha amor patrio, che fa prima gli interessi nazionali e poi quelli del suo segretario, e che non viene travolto dall’impazienza di interrompere quattro mesi prima la legislatura per motivi del tutto incomprensibili. Noi la nostra parte la stiamo facendo, a dispetto di ogni provocazione».

Renzi dice che siete arrabbiati perché non superate la soglia del 5%.
«Per noi la questione della soglia non è più un problema. Non abbiamo difficoltà a dire che accettiamo la sfida. Per noi si tratta di prendere mezzo punto in più di quanto abbiamo preso alle Europee. È alla nostra portata e anzi sarà la scintilla per produrre quell’aggregazione di centro, popolare e moderna, che fin qui avevamo con fatica cercato senza riuscire nell’intento».

Renzi e Berlusconi vi stanno facendo un favore?
«Sembrerà paradossale, ma la legge elettorale può favorire questo processo di aggregazione di tutte le forze moderate. Saremo nella prossima legislatura il punto di equilibrio e di affidabilità istituzionale, a maggior ragione se il Pd con il comportamento delle prossime settimane si dimostrerà inaffidabile, producendo la terza crisi di governo in 4 anni. Noi dovremo raccogliere l’esperienza di ciò che di buono hanno prodotto questi anni di governo e allo stesso tempo essere il movimento politico che ha a cuore l’Italia. Il metodo che ci promettiamo di portare avanti è un manifesto di ideali, programmi e valori su cui aggregare leader politici, protagonisti della vita sociale, uomini della cultura e delle istituzioni, lasciando la questione della leadership a conclusione del processo».

Non avete molto tempo.
«Sarà comunque un processo molto rapido, e modulato sulla durata della legislatura: un conto è che vada a scadenza naturale, altra cosa sarà se il segretario del Pd costringerà l’Italia all’ennesima crisi. Noi di Ap abbiamo avuto il grande merito di portare avanti una legislatura che era nata morta e abbiamo rappresentato il vero punto di stabilità di fronte a mille polemiche. Ora il Pd dica una parola chiara e definitiva, intende fare cadere il terzo governo in 4 anni? Vuole determinare la terza crisi istituzionale e politica in 4 anni alla sesta potenza del mondo? È davvero questo che l’Italia merita dal suo principale partito? Abbiamo noi il diritto di sapere, ma soprattutto hanno questo diritto gli italiani, e il Pd ha il dovere di rispondere».

Avete accusato Renzi di avervi chiesto la testa di Gentiloni in cambio di una legge elettorale favorevole. È vero?
«Se nel mio partito si sbilanciano in quel modo non dicono bugie. Ma il punto essenziale è il futuro e cioè se davvero il Parlamento sarà costretto a votare sia una legge sia una sorta di autoscioglimento».

Un voto che è anche un benservito a Gentiloni.
«Gentiloni è un gentiluomo e non intendo trascinarlo in una vicenda nella quale lui sta facendo il proprio dovere, la questione non è lui, tant’è che lo stiamo difendendo. Semmai c’è da aggiungere che con questa legge, che si accingono ad approvare, anche qualora il Pd tornasse a Palazzo Chigi, otterrebbe un governo dove avrebbe un peso minore. Perché questa fretta? Troppe cose non tornano».

Renzi dice che non cambia nulla fra votare a settembre o a marzo.
«Per l’Italia cambia tanto, eccome. Innanzitutto si capovolge la narrazione di Paese normale e si afferma che il destino di tutti gli italiani è appeso alla fretta di una persona sola, fretta di tornare a Palazzo Chigi».

 

Fonte: Corriere della Sera

Di: Marco Galluzzo