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185 - ALFANO: ANM RISPETTI LEGGI DELLO STATO

Roma, 16 gennaio 2010

Dispiace che l’Anm ironizzi e affigga vignette su un provvedimento del Governo, invece di contribuire a risolvere il problema e cioè coprire immediatamente le sedi disagiate che, in realtà, disagiate non sono, ma solo sgradite ai magistrati.

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, si dichiara, pertanto, fortemente preoccupato per l’incomprensibile e miope arroccamento dell’Anm contro un decreto legge che offre al Paese una ragionevole e definitiva soluzione. In particolare, il governo Berlusconi – che ha ereditato dal governo di sinistra il decreto legislativo che impedisce agli uditori giudiziari di svolgere funzioni requirenti e monocratiche – è intervenuto in materia con due importanti provvedimenti: il decreto legge del dicembre 2008 che introduce incentivi economici e di carriera per coloro i quali intendono trasferirsi volontariamente nelle cosiddette sedi disagiate, e il recente decreto legge del dicembre 2009 che istituisce il meccanismo del trasferimento d’ufficio, in via transitoria, fino al 2014.

Considero inaccettabile – afferma il Guardasigilli – questa chiusura corporativa e di retroguardia assunta dal sindacato delle toghe, finalizzata esclusivamente a difendere privilegi di casta. Il messaggio – prosegue il ministro Alfano – è chiaro: si esige, si pretende, minacciando anche estreme misure di mobilitazione, che si sospendano ben tre leggi dello Stato già in vigore. Occorre, quindi, che i cittadini sappiano che tutto ciò accade solamente per impedire che qualche decina di magistrati (insensibili ai garbati appelli che ho loro rivolto in questi mesi) possa essere scomodata, per un periodo limitato di tempo, per prestare la propria opera lì dove vi è maggiore bisogno di capacità e di esperienza”.

L’Assemblea dell’Anm dimentica infatti – conclude il Guardasigilli - che i magistrati, per dettato costituzionale, sono soggetti alla legge e che, oggi, è legge anche la disciplina sul trasferimento d’ufficio. Sarebbe gravissimo solo ipotizzare uno sciopero che, in quest’ottica, rappresenterebbe un’inammissibile protesta contro tre leggi dello Stato; protesta, tra l’altro, promossa e indetta proprio da coloro che, in qualità del loro ruolo, dovrebbero ergersi a custodi delle stesse. Agendo in questo modo, appare, invece, che l’unica strada concepita sia quella di una gravissima forma di nonnismo giudiziario e poco importa se a decidere sulla libertà dei cittadini saranno i vincitori di concorso di prima nomina, sui quali il Csm non ha espresso neanche la prima valutazione di professionalità”.



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