29 luglio 2010

“Per un convinto assertore della diffusione della cultura della legalità fra i giovani come strumento contro l’anticultura della mafiosità, quale era Rocco Chinnici, trovarsi a un passo dall’approvazione, per la prima volta nella storia del nostro Paese, di un codice della legislazione antimafia è certamente il modo migliore per ricordare la figura e l’impegno del magistrato siciliano”. Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia Angelino Alfano in occasione del 27° anniversario della strage di via Pipitone Federico a Palermo, nella quale persero la vita, oltre a Chinnici, i due uomini della scorta, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi e l'appuntato Salvatore Bartolotta, nonché il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.
“Questa straordinaria stagione di successi ottenuti dalla squadra-Stato contro le organizzazioni criminali – prosegue il Guardasigilli – e la determinazione mostrata da questo Governo nella lotta a tutte le mafie, ribadita ieri, ancora una volta, dal presidente Berlusconi, rappresentano il miglior ringraziamento a quanti, come il magistrato Chinnici, hanno saputo e voluto testimoniare, con la propria opera, un impegno professionale attento ai principi di legalità e giustizia intesi come valori condivisi e patrimonio etico della società civile”.
“Proprio Chinnici – conclude Alfano – è stato, infatti, l’antesignano di quella tecnica di lavoro di gruppo che avrebbe portato alla creazione del pool antimafia di Palermo. In quest’ottica, il suo esempio continuerà a vivere in coloro che ne hanno raccolto il testimone e che ne seguono le orme, nonché nelle nuove generazioni affinché coltivino l’ardore di quella rivoluzione culturale mirata all’eliminazione definitiva della mafia e delle sue logiche di violenza e del malaffare”.