
06 Agosto 2010
“Il 6 agosto di trent’anni fa veniva ucciso, mentre leggeva dei giornali in una edicola di via Cavour a Palermo il Procuratore della Repubblica Gaetano Costa. Uomo schivo, lontano dai clamori mediatici – ricorda il Ministro della Giustizia Angelino Alfano – Gaetano Costa assunse il ruolo di Procuratore della Repubblica di Palermo”.
“Fu il primo magistrato inquirente – continua il Guardasigilli – che capì che la mafia andava combattuta, aggredendone il patrimonio; per questo, seppure con gli scarsi strumenti legislativi dell’epoca, avviò una serie di delicatissime indagini nell’ambito delle quali tentò di penetrare i santuari patrimoniali di cosa nostra. Uomo dotato di grandissimo senso dello Stato pur essendo l'unico magistrato a Palermo al quale, in quel momento, erano state assegnate un’auto blindata ed una scorta, non ne usufruiva ritenendo che la sua protezione avrebbe messo in pericolo altri e che lui era uno di quelli che ‘aveva il dovere di avere coraggio’.”“Ma la strada del contrasto ai patrimoni illeciti era stata ormai tracciata e la sua intuizione venne ripresa da Rocco Chinnici - allora tra i pochi che lo capirono e ne condivisero gli intenti e l’azione - e, per questo ne seguirà la sorte. Seguendo l’esempio del Procuratore Costa - conclude il Ministro Alfano - questo Governo ha fatto e continua fare dell’espropriazione del patrimonio mafioso un obiettivo imprescindibile”.