A proposito di CENSURE E BAVAGLI

Ritengo utile, visto che in questo periodo è tanto di moda parlare di bavaglio, pubblicare una mia nota, inviata via mail ieri 14 luglio al direttore del quotidiano La Repubblica, con la quale ho inteso chiarire i termini del mio non invio degli ispettori alla Corte d' Appello di Milano.
Posto che la mia nota si è resa necessaria a causa di una errata interpretazione dei fatti (ovviamente in buona fede…) dei giornalisti di quella testata, ero certo che tale nota sarebbe stata pubblicata con il medesimo risalto avuto dall’articolo contestato.
Ovviamente, trattandosi di un quotidiano liberale e democratico come La Repubblica, ero convinto altresì che la mia nota sarebbe stata pubblicata integralmente.
E mi sbagliavo!
Infatti , anche questa volta certamente in buona fede, l’impaginatore del quotidiano nel fare il taglia e incolla della mia nota non si è accorto di avere saltato alcune righe, giustappunto quelle più polemiche, e pertanto il comunicato è stato pubblicato ma in maniera incompleta.
Per amore della libertà di informazione tanto cara a Repubblica ho quindi pensato di fornirvi il testo integrale della mia nota e quanto invece pubblicato dal libero e democratico quotidiano.
(in grassetto rosso le righe non pubblicate...in buona fede.. )
Egregio dott. Mauro,
Leggo su Repubblica di ieri, 14 luglio, a pagina 7, che il ministro Alfano “alla fine si opporrà all’invio degli ispettori. Ma si sentirà in dovere di giustificarsi con il governatore lombardo e con il “mediatore” Martino.”
Tutto ciò, prosegue l’articolo, “si evince da una conversazione tra Martino e Formigoni del 24 marzo”. Segue la conversazione intercettata.
E’ proprio da tale pubblicata intercettazione, nella quale Martino si informa con Formigoni del mio comportamento, che si evince, invece, l’esatto contrario.
Non sono abituato a fare precisazioni e sono consapevole di quanto sia costato a taluno degli articolisti riconoscere che il Ministro si è opposto all’ispezione. Da ciò, ricavo la giustificazione psicologica alla frase immediatamente successiva, che tende a gettare un’ombra su un comportamento lineare e corretto, riconosciuto nella frase precedente.
Da questo sofferto riconoscimento, nasce un costrutto paradossale: avrei fatto una cosa buona, ma mi sarei dovuto giustificare di averla fatta!
Le cose sono chiare e semplici e stanno così: all’amico, peraltro molto caro, Roberto Formigoni, non ho fornito giustificazioni, ma ho detto che non avrei mandato l’ispezione.
Dell’altro soggetto con il quale mi sarei giustificato, tale Arcangelo Martino, non sapevo l’esistenza fino al giorno in cui ho appreso del suo arresto dai giornali.
La prego di volere pubblicare quanto sopra, per una maggiore comprensibilità della precisazione e anche a beneficio dei lettori, non nelle ultime righe della pagina delle lettere, ma nella medesima pagina in cui sarà presumibilmente pubblicato il prosieguo della storia.
Distinti saluti.
TESTO PUBBLICATO DA "La Repubblica" del 15 Luglio 2010
LEGGO su Repubblica di ieri, 14 luglio, a pagina 7, che il ministro Alfano «alla fine si opporrà all`invio degli ispettori. Masi sentirà in dovere di giustificarsi con il governatore lombardo e con il "mediatore" Martino». Tutto ciò, prosegue l`articolo, "si evince da una conversazione tra Martino e Formigoni del 24 marzo". Segue la conversazione intercettata.
E` proprio da tale pubblicata intercettazione, nella quale Martino si informa con Formigoni del mio comportamento, che si evince, invece, l`esatto contrario.
Le cose sono chiare e semplici e stanno così: all`amico Roberto Formigoni, non ho fornito giustificazioni, ma ho detto che non avrei mandato l`ispezione. Dell`altro soggetto con il quale mi sarei giustificato, tale Arcangelo Martino, non sapevo l`esistenza fino al giorno in cui ho appreso dei suo arresto dai giornali.
(redazione di Repubblica) Prendiamo atto della precisazione dei ministro Alfano. Resta il fatto che Formigoni riferisce di «impegni» presi e non mantenuti dal Guardasigilli. Il quale - secondo quanto emerge dagli atti - si è sentito in dovere di spiegare al Governatore la sua decisione.