La riforma che ho in mente vuole innovare potentemente il sistema ordinistico, per proiettarlo nel futuro.
Ecco perché lo scorso 15 aprile ho convocato al tavolo per la riforma delle professioni i rappresentanti degli ordini professionali, per stimolare una riflessione comune, volta ad esaltare la funzione degli ordini professionali di tutela del cittadino.
In questo, credo di poter dire di aver dato un esempio di politica che non viene a fare affermazioni roboanti per strappare l’applauso della platea che ha di fronte, per poi fare tutt’altro, o comunque perseguire compromessi che alla fine scontentano tutti.
Credo invece di poter dire che siamo stati conseguenti nei fatti alle nostre parole.
E conseguenti lo siamo stati anche su un altro tema che siete stati proprio voi tra i primi a portare all’attenzione del dibattito più recente sui problemi della giustizia civile italiana: quello della mediazione come strumento di deflazione del contenzioso, come filtro ad una fase processuale che è sempre più piegata sui cavilli procedurali e sempre meno attenta al merito delle questioni.
La riforma che introduce la mediazione come filtro del processo è già realtà e di due cose siamo particolarmente convinti: che debba essere obbligatoria e che debba essere aperta al contributo di tutti i liberi professionisti con competenze riconosciute nelle materie oggetto del contendere.
L’obbligatorietà è l’unico strumento che possa garantire una minima efficacia dell’istituto, perché l’eventuale facoltatività sarebbe di fatto equiparabile a una non riforma sul piano sostanziale.
L’apertura al contributo di tutti i liberi professionisti, riconosciuti dallo Stato come tali, è invece la logica conseguenza dello spirito con il quale questa innovazione è stata concepita: non assegnare ruoli pre-confezionati a qualcuno, ma cercare di risolvere un problema oggettivo del Paese, quale l’accumulo del c.d. “arretrato di giustizia”.
Proprio perché la mediazione si pone come obiettivo quello di accendere i riflettori sul merito di una controversia, prima che cominci l’inevitabile attenzione per le forme e le procedure, il ruolo del mediatore non può che essere più utilmente ricoperto da liberi professionisti che abbiano competenze tecniche specifiche sulla materia del contendere.
Di volta in volta potranno tornare utili competenze giuridiche, economiche, mediche o edili.
Di volta in volta, il mediatore potrà essere un avvocato o notaio, un commercialista, un medico o un architetto, purché logicamente adeguatamente formati e abilitati a svolgere questo delicato compito.
A Voi, dunque, farVi trovare pronti e valorizzare al meglio il ruolo dei commercialisti anche in questo ambito.
Dal nostro punto di vista, non sussistono ragioni per tornare indietro su obbligatorietà della mediazione e apertura sul ruolo di mediatore civile a tutte le professioni riconosciute.
Senza rubare altro tempo, rinnovo il sincero rammarico per la mancata partecipazione e rivolgo altrettanto sinceri auguri di un proficuo svolgimento dei lavori a Lei ed a tutti i partecipanti alla terza Conferenza annuale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

