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05 - 23 luglio 2008 - Convegno dell'Associazione nazionale giovani avvocati

Apprezzo  molto  l'iniziativa  promossa  dai  tre  organismi associativi dell'Avvocatura Italiana (Fondazione, Consiglio Nazionale ed Aiga) perché il rapporto Censis che è stato commissionato offre spunti di riflessione ulteriori rispetto alle tradizionali  rilevazioni  statistiche sull’ andamento dei servizi giudiziari offerti al cittadino-utente.

In particolare, trovo di estremo interesse l'aspetto della valutazione dell’impatto territoriale  del servizio giustizia nella conclamata diversità e disomogeneità territoriale, geografica e culturale delle varie aree del paese.

Da questa analisi possono, infatti, derivare importanti contributi per meglio individuare le aree di intervento di riforma con un approccio innovativo che tenga nel dovuto conto la specificità  ma soprattutto le criticità territoriali.

Non può negarsi,  infatti, che nel generale quadro dell'insufficienza delle risorse economiche ed umane  che sono destinate al sistema Giustizia l’impatto di qualsiasi riforma è diverso nelle varie zone del Paese.

Ad esempio nei Tribunali delle grandi aree metropolitane (Roma, Milano.. etc.) e delle grandi città, ove non si registrano, di norma, scoperture significative dell'organico dei  Magistrati  le riforme che mutano o  aggiungono competenze o creano incompatibilità sono, di regola, ben assorbite, mentre nelle piccole realtà, fatte di tribunali con pochi giudici, le stesse  forme determinano difficoltà talvolta.

Ed è questa, sicuramente, una prima diversità territoriale, in ordine alla quale la ricerca di una migliore efficienza comporta lo studio di un modello organizzativo idoneo a determinare il numero minimo di addetti ad ogni singolo Tribunale, sotto il quale si genera inefficienza e si determinano risposte giudiziarie inadeguate.

Quanto alla Giustizia Penale la disomogeneità del Paese è fin troppo evidente, poiché sussiste una diversità di fenomeni criminali tutta italiana, con quattro grandi associazioni di stampo mafioso (Mafia, Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita) che, sebbene diffuse anche nel Centro¬- Nord esprimono  la  massima potenzialità criminogena nel Sud del Paese.

Per converso, nelle realtà medio piccole del Centro Nord i livelli di criminalità sono ben fronteggiabili, mentre quando si tratta di affrontare fenomeni legati ai circuiti di criminalità economico-finanziaria anche internazionale, soltanto le grandi sedi come ad es. Milano riescono a reggere l'impatto di tali processi, sia per esperienza pratica che per modello organizzativo.

Al riguardo, giusto per fare un esempio, basti pensare al devastante impatto che i procedimenti sia penali che civili conseguenti al crac Parmalat hanno avuto sulla funzionalità di un piccolo (e sino ad allora tranquillo) Tribunale del Nord quale Parma.

Analogamente variegata la realtà del contenzioso in materia civile, ove la fin  troppo  nota  disomogeneità  economica  del  Paese  determina, necessariamente, una diversità qualitativa e quantitativa dei procedimenti.

Nelle aree a forte sviluppo industriale i processi del lavoro rappresentano una consistente fetta del contenzioso ad alto impatto sociale, mentre la complessa materia degli appalti e del diritto societario determina la nascita a un contenzioso ad alta rilevanza economica.

Nelle aree depresse del Paese, invece, di tale contenzioso non v'è quasi traccia ed il diritto civile vive nella aule dei tribunali nella sua versione più classica legata a controversie, per cosi dire, di minore cabotaggio.

Questo stato di fatto, crea, all'evidenza, una disomogeneità di professionalità ed esperienze  operative che riguarda non soltanto l'apparato dei Giudici e del Personale ausiliario ma anche l’Avvocatura.

Inoltre, la costante esigenza di specializzazione che consegue ad una produzione legislativa alluvionale ed ad una sempre più complessa evoluzione della giurisprudenza, ha profondamente mutato il mercato professionale determinando una serie di nette differenze nello svolgimento della professione forense, direttamente riconducibili alle diverse realtà territoriali ove opera il singolo Avvocato.

Si è poi manifestata nelle aree più ricche del Paese, una tendenza a risolvere il contenzioso fuori dalle aule di giustizia con il ricorso a varie forme di conciliazioni extragiudiziarie che si sono aggiunte all’antico istituto dell’arbitrato.

Ovviamente questa forme alternative di soluzioni giudiziarie sono salvaguardare, ed anzi da potenziare, purché esse non trovino ragione di esistere nell'inefficienza del sistema ordinario.

Cioè deve trattarsi di libera scelta e non di una necessità nascente dalla impossibilità di ottenere più notizie per le vie ordinarie.

In sostanza: la politica deve infatti garantire efficienza al sistema giudiziario di modo che il cittadino abbia facoltà di scegliersi un rimedio alternativo senza essere costretto a farlo nel timore che per le vie ordinarie non si riesca a conseguire una risposta adeguata in tempi ragionevolmente brevi.

Non si tratta di un compito semplice ma proprio il rapporto di cui oggi si discute consente di individuare un percorso preciso: è necessario adottare un modello di organizzazione di maggiore flessibilità che consenta di affrontare in maniera adeguata le diverse realtà territoriali.

E’ necessario, quindi, allontanarsi dal modello burocratico di derivazione ottocentesca,  accentratore  e  monoprocedurale,  per  fornire  adeguate risposte alla singole realtà territoriali.

Un primo passo verso questa flessibilità è relativo, ad es., alla predisposizione di un efficiente sistema di incentivi che consenta la copertura delle sedi disagiate, per razionalizzare le risorse esistenti, non sempre adeguatamente dislocate sul territorio.

Ma la strada della flessibilità e dell'approccio, per così dire, territoriale rappresenta una costante modalità di elaborazione nei numerosi progetti di riforma della giustizia penale e civile che sono in fase di elaborazione.

Infine, in questo contesto, una concreta prospettiva di riforma riguarda necessariamente anche l'ordinamento forense.

Il Ministero della Giustizia ha, come sapete, specifiche competenze assegnate in materia di ordini professionali ed è intendimento del Governo procedere ad una ricognizione puntuale delle numerose problematiche che agitano il mondo delle professioni forensi, al fine di garantire un accesso più efficiente e selettivo alla professione, una coerente disciplina del praticantato ed un valido sistema di formazione e costante aggiornamento della classe forense. La capacità di mettersi in gioco.

Al riguardo sarà senza dubbio prezioso il confronto con tutti gli organismi forensi.

Peraltro, la professionalità e la formazione sono le sfide più importanti che attendono la classe forense e, soprattutto, i giovani Avvocati (a me particolarmente vicini) nell’ambito di una professione che, negli ultimi anni, si è forse eccessivamente inflazionata, ma che rimane irrinunciabile presidio di legalità, di servizio e di protezione della singola persona che alle istituzioni giudiziarie si rivolge.

 



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