Signor Presidente della Repubblica,
Signor Presidente del Senato e della Camera,
Autorità,
Signore e Signori,
é per me un grande privilegio celebrare, per la prima volta, la Festa Nazionale del Corpo della Polizia Penitenziaria nel 191° anniversario della sua fondazione.
Questa cerimonia - che è occasione non soltanto formale per manifestare la nostra gratitudine a tutto il personale della Polizia Penitenziaria - assume un significato speciale grazie a Lei Signor Presidente della Repubblica, Capo dello Stato e di Tutte le Forze Armate nonché garante dell’Unità Nazionale, che, ancora una volta ha voluto gratificarci con la Sua Presenza.
A Lei, Sig. Presidente, va il mio ringraziamento nella certezza che La sua partecipazione è vissuta da tutta la Polizia Penitenziaria e da ogni singolo operatore come il segno tangibile della Sua particolare vicinanza che rafforza in ciascuno di noi i sentimenti di appartenenza alle Istituzioni e testimonia l’apprezzamento per il lavoro svolto, talvolta in condizioni non agevoli.
Un sentito ringraziamento va anche a tutti gli ospiti e le autorità che hanno accolto l’invito a partecipare a questa cerimonia rendendola così ancor più significativa e prestigiosa.
Un abbraccio affettuoso rivolgo, inoltre, ai tanti cittadini che ci onorano della loro presenza e che confermano l’ormai piena consapevolezza che la Polizia Penitenziaria costituisce un presidio indispensabile per la loro sicurezza.
Oggi al corpo della Polizia Penitenziaria sono affidati compiti della massima delicatezza che ben possono definirsi vitali per la tenuta dell’ordinamento democratico e che sempre più accrescono il ruolo ed il prestigio del Corpo, ben oltre il prioritario fronte carcerario.
Rimanendo nell’ambito detentivo desidero sottolineare, che la Polizia Penitenziaria è chiamata a vigilare con la dovuta accortezza sulla detenzione di vari gruppi di criminali della massima pericolosità sociale, molti dei quali sottoposti al regime di custodia speciale di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario.
Si tratta di 585 detenuti, appartenenti in massima parte ad organizzazioni criminali di stampo mafioso ma anche di alcuni terroristi, che sembrano riemergere come rigurgiti di un passato che, sotto il profilo criminale, non è ancora del tutto sepolto.
Nei confronti di tutti costoro è vitale l’interruzione dei flussi di comunicazione con l’esterno in modo da limitarne (e, se possibile, azzerarne) la pericolosità anche durante i periodi di detenzione.
E la Polizia Penitenziaria svolge al riguardo un compito di prima linea che non è soltanto di pura e semplice vigilanza ma che è anche di osservazione attenta e controllo dei più minuti dettagli che possano rivelare i mezzi (sempre ingegnosi e fantasiosi) con i quali questi criminali provavano a comunicare con l’esterno, con l’intento di dar corso a nefaste imprese criminali.
Un compito che è svolto egregiamente e senza risparmio e che, spesso, costituisce preziosa fonte di prova in ausilio all’attività investigativa svolta dalle Procure Distrettuali Antimafia e dalla Direzione Nazionale Antimafia, con cui, peraltro, la Polizia Penitenziaria collabora anche per la creazione di una importante banca dati.
Voglio qui ricordare un piccolo episodio che mi riguarda. La scorsa estate ho letto un libro che raccontava la storia di un efferato criminale mafioso che ha deciso di pentirsi e di aiutare lo Stato a catturare i suoi complici, gli autori di innumerevoli delitti ed a scongiurare altre vittime. Alla domanda del giornalista: “Ma chi l’ha aiutata a compiere questa scelta e a pentirsi?”, il mafioso ha risposto: “Il poliziotto della penitenziaria che vigilava su di me e che mi ha detto: ma chi te lo fa fare; vieni con noi, passa dalla parte dello Stato”.
In quel preciso istante della mia prima estate da Ministro ho sentito l’orgoglio di essere il vostro Ministro.
Grazie, grazie a tutti voi che siete i primi operatori di una laica conversione all’onestà.
Altro delicato compito che ormai da alcuni anni è gestito con grande efficienza e professionalità in via esclusiva dalla Polizia Penitenziaria è il servizio traduzioni e piantonamento, in precedenza affidato ad altre forze di Polizia.
Anche in questo settore il Corpo della Polizia Penitenziaria ha garantito egregiamente sia la sicurezza degli spostamenti che la loro puntualità offrendo ai Magistrati una collaborazione preziosa per il regolare svolgimento dei processi penali con imputati detenuti.
E non può sottacersi che la Polizia Penitenziaria si è conquistata sul campo sia il prestigio che la capacità tecnica-operativa per gestire la sicurezza dello stesso Ministro della Giustizia nonché dei Magistrati in servizio presso il Ministero che necessitano di tali delicatissimi servizi.
Non meno impegnativi ma, anzi, assolutamente centrali sono i compiti che la Polizia Penitenziaria è chiamata a svolgere nell’opera di vigilanza finalizzata anche alla rieducazione di tutti i detenuti, come impone l’art. 27 della nostra Carta Fondamentale.
Il carcere, infatti, priva il condannato del bene supremo della libertà ma non deve ne può essere un luogo ove si perde anche la dignità umana che deve essere garantita con non minore impegno di quello che si dedica alla sicurezza. Una privazione della libertà che non deve far venire meno il diritto alla speranza e la possibilità di avere un’altra chance nella vita.
Ed in questo senso il tratto fermo ma garbato, il volto umano dell’agente della Polizia Penitenziaria, pronto a vigilare, ma anche a comprendere le esigenze della persona detenuta, ad aiutarlo nei momenti difficili, è il positivo segno di una professionalità che è costantemente cresciuta nel tempo in un contesto difficile dove non mancano le difficoltà relazionali e logistiche.
Il nostro sistema carcerario, è, infatti, afflitto da non pochi problemi che, anche in questa festosa ricorrenza il Ministro della Giustizia ha il dovere di ricordare.
In primo luogo la vetustà delle strutture: basti pensare che oltre il 60% dei circa 205 istituiti utilizzati (cui vanno aggiunti gli istituti per minori, anch’essi gestiti dalla Polizia Penitenziaria) risale ad epoche comprese tra il 1.600 ed il 1.800, con le fin troppo intuibili difficoltà logistiche.
Vi è poi un sovraffollamento che rende inadeguata la capienza c.d. “regolamentare”, fissata in 43.262 posti, mentre è individuato in 63.568 il numero dei posti c.d. “tollerabili”, seppure in condizioni di stress operativo.
Alla data del 13 ottobre 2008 la popolazione carceraria era pari a 57.187 detenuti.
Ovviamente, lo stress da sovraffollamento colpisce non soltanto i detenuti ma anche il personale della Polizia Penitenziaria, rendendo più oneroso e difficile l’adempimento dei compiti d’Istituto.
Si tratta di un problema che ha cause complesse e che non è certo risolvibile attraverso provvedimenti estemporanei e di corto respiro.
Si pensi, ad esempio:
* all’aumento delle criminalità dei cittadini stranieri (con una percentuale sempre crescente di cittadini di altri Stati facenti parte dell’Unione Europea) con i connessi problemi di gestione di gruppi di detenuti dalle più varie etnie;
* all’effetto “porta girevole” cui si assiste in conseguenza dei numerosi e doverosi arresti per reati contro il patrimonio o la persona (dal furto in appartamento, ai danneggiamenti; dalle risse agli scontri nei pressi degli stadi) dopo i quali segue una fase di convalida dinanzi al Giudice che spesso si conclude con forme premiali di definizione del procedimento da cui deriva l’immediata scarcerazione.
Abbiamo calcolato che questo turn-over, nel corso del 2007, ha coinvolto circa 94.000 soggetti, dei quali oltre 24.000 sono stati scarcerati entro il terzo giorno. Nel dettaglio: 8.500 cittadini italiani, 3.400 cittadini UE e 12.000 extracomunitari.
Ulteriori complicazioni derivano dalla promiscuità della nostra strutture, utilizzate senza selezione per ospitare sia i detenuti con condanna definitiva che quelli in attesa di giudizio, così come quelli fermati o arrestati dalla Polizia Giudiziaria, che un vero e proprio dibattimento penale potrebbero non averlo.
I problemi di convivenza tra le varie etnie sono ulteriormente acuiti dal numero dei detenuti stranieri pari a 21.366 unità.
Nel recente passato a questa situazione si è cercato di porre rimedio con l’indulto approvato nell’agosto del 2006, per effetto del quale la popolazione carceraria è scesa di 27472 unità, di cui 10535 stranieri.
E tuttavia gli effetti del provvedimento di clemenza sono stati del tutto provvisori atteso che, nel periodo intercorrente tra l’agosto del 2006 ed il settembre 2008, si è assistito ad una crescita media mensile pari a poco meno di 800 unità al mese, con alcune punte – registratesi nel semestre novembre 2007 - febbraio 2008 – che hanno raggiunto le 1000 unità mensili.
Abbiamo, pertanto, elaborato in questi pochi mesi una strategia complessiva e multi-settoriale che, senza alcuno sconto sulle prioritarie esigenze di sicurezza dei cittadini, possa garantire un sostanziale miglioramento delle condizioni di detenzione, senza il quale non è agevole procedere alle necessarie attività di rieducazione e risocializzazione dei condannati.
In particolare - pur nel quadro di risorse economiche per tutti limitate anche in conseguenza di una congiuntura internazionale che non ci aiuta - intendiamo sollecitare le opere di completamento di alcune nuove strutture e quelle di ampliamento di numerosi padiglioni già esistenti.
Il Governo intende altresì percorrere la strada degli accordi bilaterali nel quadro di una strategia finalizzata ad ottenere che i detenuti stranieri condannati a pene detentive brevi possano scontare la pena nei paesi di origine a prescindere dal loro consenso al rimpatrio e con la certezza che scontino effettivamente la pena e che non ritornino in Italia.
Sappiamo che questa è una strada irta di difficoltà anche di tipo giuridico, dovendosi tener conto dell’esistenza di sistemi giurisdizionali del tutto diversi dal nostro; ma siamo convinti che sia utile affrontare anche questi percorsi internazionali con spirito positivo ed impegno costante rivolto soprattutto ai Paesi da cui provengono le comunità di stranieri, per così dire, maggiormente rappresentate nei nostri istituti.
Una terza linea di intervento che intendiamo intraprendere è quella del controllo tecnologico a distanza dei detenuti a più bassa pericolosità.
Un sistema che potrà essere introdotto ed incentivato solo se offrirà garanzie di sicurezza credibili sia al giudice che le dispone che alla stessa collettività. Ciò significa avere la certezza di una puntuale verifica di dove il condannato si trovi e di cosa faccia.
Questo, dunque, l’impegno del Governo e del Ministro della Giustizia per rafforzare ulteriormente l’opera della Polizia Penitenziaria, un’istituzione che negli ultimi anni ha visto crescere – meritatamente – il proprio ruolo che sempre più spesso è riconosciuto ed apprezzato dalla nostra collettività e dai singoli cittadini.
Talvolta l’impegno di questi valorosi servitori delle Istituzioni si è spinto sino all’estremo sacrificio ed è oggi doveroso, anche in questa gioiosa ricorrenza, rivolgere a tutti i caduti della Polizia Penitenziaria un commosso pensiero assumendo, al contempo, l’impegno di coltivarne la memoria a beneficio delle future generazioni chiamate a raccoglierne l’eredità.
Ed ai Direttori Penitenziari nonché a tutto il Personale del Corpo giunga il mio auspicio di una sempre maggiore consapevolezza della missione che, ogni giorno, ciascuno di voi è chiamato a svolgere: sorvegliare, vigilare, garantire sicurezza senza mai trascurare l’uomo, la persona detenuta, provando a riaccendere il senso di umanità ed il rispetto di se stessi cui ha diritto anche chi ha violato la legge.
Sappiamo bene che per perseguire questo ideale obiettivo la Polizia Penitenziaria spende ogni giorno le sue migliori risorse umane e professionali, con spirito di servizio, passione e sacrificio.
La stessa passione, lo stesso impegno, lo stesso entusiasmo che anima il gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre che in tutto il mondo porta in alto la bandiera del Corpo facendosi onore, come è accaduto anche nelle ultime Olimpiadi, con autentico slancio di lealtà sportiva.
A questi atleti va il mio personale augurio di raggiungere traguardi sportivi sempre più prestigiosi, per la gloria del Corpo e l’immagine dell’Italia e a tutte le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria – dinanzi a Lei Sig. Presidente della Repubblica - va il mio più sentito grazie che si unisce all’apprezzamento dell’intero Paese.
Viva la Polizia Penitenziaria! Viva l’Italia!