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08 - 5 marzo 2009 - Conferenza sulla riforma della giustizia penale

Intervento alla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia

Considero un privilegio discutere di riforma della Giustizia Penale con le Forze di Polizia ed in questa Scuola di Perfezionamento, poiché ti confronto con gli operatori della Sicurezza Pubblica è fondamentale strumento per comprendere, in concreto, l'impatto della scelte normative ed organizzative che competono al Ministro della Giustizia.



Nessuno meglio di voi è in grado di verificare la fondatezza dei risultati attesi sul territorio, rispetto alle scelte normative operate;

nessuno meglio di voi e in grado di suggerire le opportune soluzioni in un'epoca in cui il bisogno di sicurezza che emerge nel Paese impegna tutti ad elaborare soluzioni mai semplici per i complessi problemi che emergono nella nostra società; ma, soprattutto,  nessuno meglio di voi sa quanto difficile sia la gestione della sicurezza pubblica sul territorio;  l'esercizio del controllo di legalità con strumenti che necessitano di profondi ammodernamenti malgrado le risorse sempre limitate; la grande sfida contro la criminalità organizzata e la quotidiana fatica contro i tanti reati commessi dalla micro-criminalità; la gestione sempre più complessa delle grandi aree metropolitane.



Se a questo si aggiunge che spesso l'opera attenta e tempestiva delle forze dell'ordine è vanificata da un processo penale lento ed inadeguato la prima cosa che sento di dover fare di fronte a voi, che operate sul territorio pagando troppo spesso tributi altissimi, e quella di rivolgere a ciascun operatore di polizia un sincero grazie ed il mio speciale apprezzamento per il vostro quotidiano lavoro.



Detto questo, affrontare la tematica della riforma della Giustizia Penale non è opera né semplice né agevole.



Si tratta di una questione complessa nell'ambito della quale vengono in rilievo non soltanto esigenze di tutela della sicurezza pubblica - che spesso si tramutano in vere e proprie emergenze nazionali o locali - ma anche la necessità di assicurare adeguate garanzie ai diritti di libertà del singolo individuo.

Trovare la giusta miscela che consenta di  contemperare entrambe queste contrapposte esigenze e opera ardua ma necessaria anche alla luce del principio del giusto processo di cui all'art. 111 della nostra Costituzione.



L'obiettivo è quello di realizzare una nuova giustizia penale, un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso delle esigenze investigative così come dell'effettiva parità tra accusa e difesa; in grado di tutelare la sicurezza dei cittadini ma anche la dignità della persona, soprattutto se estranea all’investigazione.

E tuttavia, malgrado la difficoltà del compito, sin dall'inizio del suo mandato il Governo non si e sottratto a questa responsabilità ed ha affrontato con spirito di ferma concretezza queste esigenze con un piano di interventi normativi che ha pochi precedenti.



Le linee guida dì questa complessa ma coordinata serie di interventi sono chiare:


*     garantire maggiore sicurezza a tutti i cittadini sia con riferimento alle aggressioni della criminalità organizzata sia contro i quotidiani soprusi;

*     selezionare nuovi modelli di repressione penale e di supporto sociale per una serie di crimini di particolare odiosità e di specialissimo allarme sociale (dallo stalking, alla violenza sessuale, con particolare riguardo alla tutela dei minori);

*     garantire maggiore efficienza e celerità al processo penale senza pregiudicare la sacralità della garanzia del diritto di difesa;

*     garantire maggiore certezza nell'esecuzione della pena (ed al riguardo va ricordata la recente legge che prevede interventi straordinari per la realizzazione di nuove strutture detentive e l'aumento della capienza di quelle già esistenti).




Più in particolare il Governo si è impegnato a fondo, anzitutto, nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata con una strategia che può condensarsi in alcuni passaggi essenziali:


*     punire, con pene sempre più severe, non soltanto i soggetti che fanno parte delle associazioni di stampo mafioso, ma anche tutti coloro che gravitano a qualsiasi titolo intorno al circuito criminale e di riciclaggio ad esse connesso (e vanno al riguardo ricordate le disposizioni contenute nel c.d. decreto sicurezza);

*     garantire la massima sicurezza all'interno dei circuiti carcerari per evitare che tali criminali possano continuare a mantenere i contatti con l'esterno (ed in tal senso va ricordata la recente riforma del regime di detenzione di cui all'art. 41 bis dell'O.P., con le importanti modifiche che riguardano la durata, elevata a 4 anni, il regime delle proroghe biennali, ed i nuovi presupposti applicativi assai più rigorosi che in passato, nonché il nuovo regime di sindacabilità giurisdizionale del provvedimento applicativo);

*     riappropriarsi del controllo del territorio nel Sud del Paese, anche mediante l'ausilio delle forze armate e con l'attività di intelligence, assicurando alla giustizia i latitanti;

*     colpire, ovunque provi  a nascondersi, la ricchezza accumulata da tali associazioni con efficaci strumenti di prevenzione e confisca, anche per equivalente, nei confronti di  chiunque, direttamente o indirettamente,  risulti beneficiano di questi proventi;

*     utilizzare al meglio anche l'importante strumento delle misure di prevenzione personali.


Cito, non a caso, per ultima la riforma delle misure di prevenzione, ben consapevole che in questa materia il contributo operativo ed investigativo delle forze di Polizia è sorretto da una indiscussa professionalità maturata in decenni di esperienza operativa in virtù della quale non soltanto si sono ottenuti risultati eccellenti ma si e costruito nel tempo un apparato preventivo che è tecnicamente e normativamente all'avanguardia rispetto agli altri Stati europei.



Desidero al riguardo ricordare che, sempre con il decreto sicurezza:


*     si è estesa la normativa antimafia anche alle ipotesi di riciclaggio e impiego di denaro proveniente da attività illecita;

*     si è valorizzata l'esperienza delle direzioni distrettuali antimafia   detentrici  di  un  patrimonio  informativo notevolissimo in materia attraverso l'attribuzione alle stesse della competenza ad indagare ed a proporre le misure di prevenzione;

*     si è opportunamente prevista la possibilità di applicare separatamente le misure di prevenzione patrimoniali rispetto a quelle personali;

*     si è introdotta la possibilità che le misure di prevenzione patrimoniali possano essere disposte anche in caso di morte del soggetto proposto per la loro applicazione, al fine di impedire che i suoi eredi possano godere dei proventi delle attività criminali;

*     si è prevista la possibilità di disporre la confisca per equivalente se la persona nei cui confronti è proposta la misura di prevenzione disperde, distrae, occulta o svaluta i beni al fine di eludere l’esecuzione dei provvedimenti di sequestro o di confisca;

*     si è prevista l'eliminazione della possibilità di accedere al patrocinio a spese dello Stato (c.d. gratuito patrocinio) ai soggetti già condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione   mafiosa, associazione   finalizzata   al contrabbando,  associazione  finalizzata  al  traffico  di stupefacenti etc..


Va poi ricordato che si è resa più efficace la disciplina del sequestro dei beni conseguenti all'applicazione delle misure di prevenzione, delineando con precisione le modalità esecutive con riferimento  alle  diverse  tipologie  di  beni  oggetto del provvedimento in questione.

Si è al riguardo opportunamente previsto l'affidamento dei beni mobili registrati (ad es. auto e natanti), in custodia giudiziale gratuita alle Forze di polizia operanti, analogamente a quanto già previsto in materia di repressione dei reati di contrabbando, immigrazione clandestina, riciclaggio e traffico di sostanze stupefacenti.



In tal modo si è realizzata anche una riduzione delle notevoli spese che l'Erario sostiene per la custodia dei beni mobili registrati sottoposti a sequestro e che, all'esito del procedimento, risultano spesso privi di ogni utilità e di ogni valore commerciale.



Ciò premesso non meno rilevanti risultano le modifiche introdotte nel contesto dell'azione di contrasto alla c.d. criminalità diffusa che, in particolare, assilla le aree metropolitane del Paese ed espone i più deboli a forme di sopraffazione tanto odiosa quanto insopportabile.



In particolare:


*     si è reso obbligatorio il rito direttissimo nei confronti dell'arrestato in flagranza che abbia reso confessione, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini;

*     si è previsto l'ampliamento degli strumenti di tutela per gli anziani e per le persone portatrici di minorazione fisica, psichica o sensoriale che troppo spesso costituiscono un facile bersaglio per i criminali;

*     si è rafforzata la tutela del decoro urbano, anche attraverso modifiche che riguardano il reato di danneggiamento,  il  reato  di deturpamento ed imbrattamento di cose altrui e l'occupazione di suolo pubblico.


Questi ultimi possono magari considerarsi interventi minori ma proprio voi sapete bene come l'educazione alla legalità è anche questione - se mi passate l'ardito parallelismo - di didattica normativa ed istituzionale, come mi pare abbia dimostrato la scommessa vinta dal Governo con riferimento all'emergenza rifiuti che affliggeva Napoli ed il suo interland.



Così come ai giovani militari di leva veniva insegnato che la Patria si serve anche facendo la guardia ad un bidone di carburante, allo stesso modo può dirsi che la legalità si afferma anche impedendo di lordare le nostre bellissime città, con l’immondizia o con lo spray.

Numerosi altri provvedimenti incidono in materia di Giustizia penale e non è certo possibile, in questa sede, citarli tutti.



Consentitemi, tuttavia di ricordare che questo Governo ha recuperato il potere dell'autorità giudiziaria di effettuare, anche a mezzo di perizia, il prelievo coattivo di materiale biologico volto alla individuazione del profilo genetico dell'individuo (D.N.A.), da raffrontare, poi, con il profilo genetico ricavato dalle tracce del reato, a fini investigativi o di prova.



Devo inoltre citare il  recentissimo decreto legge 23 febbraio 2009, che prevede incisive misure di contrasto a reati la cui recrudescenza sta creando un notevole allarme sociale.



In questo contesto è parso necessario prevedere l'obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per reati particolarmente odiosi (come  la  violenza sessuale,  violenza sessuale di  gruppo, prostituzione minorile e pedopornografia, turismo sessuale) nonché l'esclusione per tali reati dei benefici dell'affidamento in prova e della semilibertà per i condannati in via definitiva.



Si è opportunamente previsto che a tutte le vittime di violenza sessuale venga garantito il gratuito patrocinio a spese dello Stato.

Il decreto assegna, poi, al Ministero dell'Interno maggiori risorse per 100 milioni di euro e prevede l'assunzione di circa 2500 unità di personale delle Forze di polizia.



Viene inoltre formalmente introdotto nell’ordinamento il reato di atti persecutori" (cosiddetto "stalking") per sanzionare minacce e molestie reiterate che spesso evolvono in gravissimi fatti di sangue. Consentitemi, altresì, di ricordare che anche la tanto discussa riforma delle intercettazioni telefoniche non è affatto indirizzata ad impedire il compimento di indagini rilevanti ma, al contrario, a gestire meglio le risorse per evitare le intercettazioni inutili, gli sprechi e le ingiustificate intrusioni nella privacy del cittadino, spesso neppure indagato ma, suo malgrado, sottoposto ad una gogna mediatica tanto insopportabile quanto invincibile che nulla ha da spartire con il felice esito delle indagini preliminari.



Sicché, nei fatti, anche sotto tale profilo, la sicurezza rimane al centro dell'azione di Governo.



A ciò va aggiunto che il nuovo impulso dato alla modernizzazione ed alla digitalizzazione della macchina  giudiziaria  con  alcune  riforme  che  riguardano direttamente i rapporti tra la polizia giudiziaria e l'autorità giudiziaria.

Intendo, in particolare, riferirmi al protocollo Alfano-Brunetta nel cui vasto ambito si è espressamente prevista la trasmissione telematica delle notizie di reato da parte delle forze di polizia giudiziaria alle Procure, automatizzando   l'alimentazione del registro delle notizie di reato e la costituzione del fascicolo del pubblico ministero e del giudice delle indagini preliminari.



Il progetto prevede che  - a regime - le forze di polizia giudiziaria redigano le notizie di reato, le digitalizzino con i documenti associati e le trasmettano alle Procure, firmate digitalmente e crittografate, senza sprecare tempo e risorse per la consegna materiale ed in cartaceo delle migliaia di notizie di reato che vengono quotidianamente gestite.



Inoltre, non posso esimermi dal ricordare che il Consiglio dei Ministri ha di recente licenziato un complesso disegno di legge che - oltre alla digitalizzazione del processo penale -  prevede un vasto intervento sul processo penale che coltiva l’ambizione di realizzare quella miscela virtuosa di doveroso ampliamento delle effettive garanzie del singolo imputato e di eliminazione di alcune lacune e farraginosità che ne condizionano fortemente la celerità.



Si tratta di un vasto intervento che, in alcuni settori, assume la valenza di una vera e propria operazione di ortopedia normativa e che, di certo, non può essere oggetto in questa sede di analisi approfondita.



Ma, almeno un cenno merita l'art. 3 del predetto disegno di legge che specificamente detta nuove disposizioni in materia di polizia giudiziaria, indagini preliminari e notizie di reato.



Con queste disposizioni si è inteso riqualificare il rapporto tra la Polizia  Giudiziaria  ed  il  P.M.  nell’ottica  di  una  nuova valorizzazione  delle  potenzialità  investigative  della  Polizia Giudiziaria e di un nuovo rafforzamento delle ragguardevoli capacità di investigazione autonoma delle Forze di Polizia.



Si è al riguardo inteso chiarire meglio la portata del principio di “diretta disponibilità” in relazione ai diversi organi di polizia giudiziaria,  sulla  scia  di  una  consolidata  interpretazione dell'articolo 109 della Costituzione che risale agli insegnamenti della Corte Costituzionale e del Mortati.



Noi crediamo sia utile al Paese una più chiara distinzione dei ruoli in materia di ricerca della notizie di reato che, peraltro, è avvertita da una larga parte della dottrina e sostenuta da una vasta e trasversale condivisione tra le forze politiche.



Qualcuno ha dimenticato che anche dall'esame dei lavori preparatori dell'Assemblea costituente risulta chiaramente come, pur essendosi voluta rendere obbligatoria la diretta sottoposizione della polizia giudiziaria alla magistratura, non venne mai e da nessuno prospettata l'ipotesi che tale rapporto di disponibilità fosse esteso a tutto quel vasto complesso di soggetti ai  quali l'ordinamento attribuisce la qualifica di ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, ben potendo il legislatore modulare diversamente il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria.



Qualcuno (e l'A.N.M. si scrive di diritto tra costoro) si mostra fortemente preoccupato di questa innovazione che, invece, siamo certi, libererà nuove potenzialità investigative idonee ad elevare e non certo ad abbassare il controllo di legalità ed i livelli di efficienza investigativa del sistema.



Traspare in qualche commentatore la preoccupazione che le Forze di Polizia possano occupare troppo spazio nell'investigazione penale, e si coglie a piene mani una sorta di pregiudizio di base, una sfiducia di fondo nel loro operato come se non si trattasse, al pari dei magistrati sempre pronti a rivendicare la loro autonomia, di servitori dello Stato chiamati anche loro a tener fede ad un giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana ed alle sue leggi che non ha certo una dignità di minor grado.



Noi invece, chiamati a Governare in nome del Popolo Sovrano, ci fidiamo delle Forze di Polizia, con piena consapevolezza della loro fedeltà, delle loro capacità e del loro spirito di sacrificio dimostrato ogni giorno nei fatti e sul campo.

Vi ringrazio



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