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Intervista Angelino Alfano sul Corriere della Sera del 17 ottobre 2010

Interviste anno 2010

fonte: www.corriere.it - Corriere della Sera

L'intervista - Il ministro: combatteremo con tutte le forze l'idea di un esecutivo tecnico

Alfano: giustizia prova del fuoco
La riforma avrà il sì dei finiani

«Questo governo è politico, solo a Berlusconi riconosciamo la leadership»

L'intervista - Il ministro: combatteremo con tutte le forze l'idea di un esecutivo tecnico

Alfano: giustizia prova del fuoco
La riforma avrà il sì dei finiani

«Questo governo è politico, solo a Berlusconi riconosciamo la leadership»

ROMA - Ieri non è stata una giornata qualunque per il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Gli sono giunte centinaia di attestazioni di solidarietà quando si è saputo di due nuove minacce di morte da parte della mafia a causa del regime del 41 bis. Ma Alfano va avanti per la sua strada sulla lotta alla mafia e insieme sulla riforma della giustizia.

Allora ministro questa riforma si fa o non si fa? Sono quattordici anni che se ne parla...
«La riforma costituzionale della giustizia, rappresenta con gli altri quattro punti programmatici, la rotta e, al tempo stesso, la prova del fuoco per la coalizione».

In pratica cosa avverrà?
«L'ha detto Berlusconi: cinque punti in cinque consigli dei ministri. Il primo, il federalismo fiscale è già stato approvato».

La giustizia quando, se non venerdì prossimo, il 22 ottobre?
«Entro il quinto consiglio. Dobbiamo scriverla bene, perché è l'unico punto del programma che tocca la Costituzione. Una settimana in più o in meno, dopo quattordici anni, non è un problema. Ma il governo Berlusconi sarà il primo a consegnarla al Parlamento, nero su bianco, dopo tanti convegni, seminari ed interviste».

Fini su questa riforma avrebbe minacciato addirittura l'appoggio esterno...
«Si tratta di retroscena. Credo che sia un buon metodo non affidarsi a quello che sostengono i retroscena, ma alle dichiarazioni ufficiali. Stiamo a quelle: i finiani sono in Fli e al tempo stesso a sostegno del governo, eletti con il nostro stesso simbolo "Berlusconi presidente"».

I futuristi in ogni caso attendono con ansia i testi, le bozze della riforma, quando gliele darete?
«Siamo in dirittura d'arrivo».

Ma se alla fine dicessero di no?
«Sono convinto che Fini e i suoi la voteranno e la riforma passerà».

Quando lei è salito al Colle, mercoledì scorso, con il capo dello Stato come è andata?
«Il presidente della Repubblica ascolta sempre con attenzione ed è un riferimento di saggezza. Il nostro punto di forza è che abbiamo sempre propugnato queste idee. Ormai siamo a metà legislatura e abbiamo un tempo congruo davanti, per l'approvazione delle quattro letture conformi, necessarie per la modifica costituzionale. In ogni caso la riforma non ha alcun intento punitivo nei confronti della magistratura. Noi vogliamo l'autonomia e l'indipendenza dei pubblici ministeri e dei giudici, dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti, cioè della magistratura nel suo insieme».

Ma Berlusconi ha accusato i magistrati di essere un'associazione sovversiva, come si fa a fare una riforma con questo clima?
«Noi non intendiamo riformare i magistrati ma intendiamo riformare la giustizia e garantire il suo buon funzionamento».

Adesso poi c'è l'invito a comparire nei confronti di Berlusconi della Procura di Roma: condizionerà i vostri piani?
«Nulla cambia rispetto al percorso parlamentare già previsto e che ha avuto un compimento con una larga fiducia parlamentare ottenuta dal presidente del Consiglio a fine settembre».

Prima della sentenza della Consulta, modificherete la legge sul legittimo impedimento, per evitare che lo «scudo» attuale si possa dissolvere con la sentenza?
«No, noi non stiamo lavorando a modifiche al legittimo impedimento e abbiamo fiducia nella Corte».

E il processo breve che fine farà?
«Per ora stiamo lavorando alla riforma costituzionale».

Altro punto dolente per il presidente della Camera, la legge elettorale. Fini ha cercato di agire sul doppio piano: politico (riforma del porcellum) e istituzionale (contro il Senato che sta già esaminando le proposte di modifica)...
«La riforma elettorale può servire a meglio rappresentare il popolo e a far funzionare meglio le istituzioni democratiche: se viene agitata come una clava contro il governo non si può chiedere al governo di acconsentire».

Si invoca un governo tecnico per cambiare legge elettorale...
«Noi combatteremo con tutte le nostre forze il tentativo di rendere irrilevante il parere del popolo e di rimettere in mano ai partiti la scelta del governo, andando a votare senza sapere quali saranno le alleanze e chi sarà il presidente del Consiglio, allentando il bipolarismo. E poi c'è un'aperta contraddizione: non si può affidare ad un governo tecnico la scelta più politica che ci sia, cioè la legge elettorale».

E se nonostante tutto, ci fossero i numeri in Parlamento, per il governo tecnico?
«Vorrei proprio vederli questi numeri! Un conto sono le chiacchiere e altra è la realtà. Comunque, non sarebbe una bella scena veder nascere un governo di chi ha perso le elezioni con l'aggiunta di qualche transfuga, per riscrivere fondamentali regole del gioco, patrimonio di tutti».

C'è chi sostiene che il governo tecnico c'è già. Ed è rappresentato da Tremonti. Lei che ne pensa?
«Il governo Berlusconi è un governo politico e Tremonti si occupa insieme al presidente del Consiglio della politica economica che viene fatta con i numeri dell'economia che entrambi conoscono. I governi sono di chi vince e Berlusconi oltre ai voti ha un carisma riconosciuto e una straordinaria capacità di fare il capitano della sua squadra: noi tutti riconosciamo questa leadership solo a lui».

Berlusconi ha detto che il governo fin qui ha fatto bene, e che il problema è il Pdl, cioè per il partito ci vuole un coordinatore unico?
«Berlusconi si riferiva alla logorante polemica interna al pdl che poi ha portato alla nascita di Fli, i coordinatori devono andare avanti e già mercoledì si svolgerà un ufficio di presidenza che rilancerà il partito su tutto territorio».

Nuove minacce di morte le sono giunte da parte della mafia...
«Me ne arrivano con grande frequenza, ma la lotta alla mafia è un credo quasi ideologico del mio agire politico. Tra breve presenterò un rapporto pubblico sullo stato di attuazione del 41 bis e sulle sue modalità applicative, perché serva da esempio ai giovani vedere come lo Stato è vincente e i boss perdenti e al carcere duro».

Maria Antonietta Calabrò
17 ottobre 2010

 



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