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Angelino Alfano - intervista su La Stampa - Manovra, crisi , pensioni, Governo

Interviste 2011
21/08/2011 - CRISI. INTERVISTA - fonte: www.lastampa.it

Alfano: "Riforma delle pensioni per ridurre i tagli agli enti locali"

 

«Faremo un ultimo tentativo per dire alla Lega che, vivendo di più, è ragionevole lavorare più a lungo. Ma ogni decisione sarà maturata insieme»

Intervista di LUCIA ANNUNZIATA

Toccherà ad Angelino Alfano, alla sua prima uscita come Segretario del Pdl, avviare da domani il tentativo di mettere d’accordo un riottoso partito intorno a un piano di modifiche che renda «accettabile» la più grave manovra fatta in Italia, nella più grave crisi mondiale finora.

Battesimo di fuoco, direi. Si aspettava un inizio così difficile?
«Non mi aspettavo che questo fosse l’ambito, ma sapevo che il mio compito sarebbe stato quello di trovare un punto di convergenza».

Nostalgia da Guardasigilli?
«L’iter Giustizia era di rango altissimo, ma mi pare che il nuovo ruolo non abbia nulla da temere nella comparazione. Diciamo che la situazione è tale da confermarmi nella scelta di non fare le due cose insieme... Sa, la mia convinzione è che il corpo umano è fatto per occupare una sola sedia».

Certo l’economia non mi pare il suo forte...
«Mi permetta una battuta: non mi pare, a livello mondiale, una buona stagione per gli economisti puri... non ne hanno azzeccate molte... E poi, il mio primo incarico è stata la commissione bilancio per sette anni».

Visto che il partito che lei dovrà guidare è diviso in molte anime, vediamo subito su che mediazioni sta lavorando...
«A saldi invariati si può dire che sono possibili modifiche. Su tre proposte in particolare c’è una certa attesa. 1 i tagli agli enti locali, 2 il contributo di solidarietà connesso al quoziente familiare, 3 l’Iva».

Insomma, nella discussione peseranno molto gli amministratori e i cattolici, dentro e fuori, penso all’Udc, cui darete soddisfazione accettando il correttivo del quoziente familiare per bilanciare il contributo di solidarietà.
«La famiglia è un tema centrale, tutelando la famiglia possiamo rendere ancor più equa la manovra».

L’Iva invece ha coalizzato un fronte molto battagliero, penso a Crosetto. Proposte? «C’è un grande dibattito in verità: se l’Iva consenta davvero di ammorbidire i tagli senza far contrarre i consumi, su se, insomma, valga davvero la pena. Ma c’è anche una questione di identità della manovra che deve, ahinoi, essere un mix di tagli e tasse e la Iva è di sicuro una tassa. Su questo tema bisognerà essere concreti e poco ideologici».

E la difesa ad oltranza delle pensioni da parte della Lega come la affronterete?
«Questo è un evidente nodo politico, ma siccome non si può fare una crisi di governo, faremo un ultimo tentativo per dire alla Lega che è ragionevole che vivendo più a lungo si vada in pensione più tardi e ciò senza mai toccare i diritti acquisiti di chi la pensione ce l’ha già. Fermo restando che è chiaro che ogni decisione sarà maturata insieme. Gli amici della Lega spero colgano che la riduzione dei tagli agli enti locali può essere bilanciata da un intervento sulla riforma delle pensioni».

Luca di Montezemolo è sceso in campo con la proposta di una patrimoniale sui grandi capitali, a partire dal proprio. Perché non è una idea accettabile?
«A noi del Pdl le nuove tasse procurano l’orticaria e la patrimoniale è particolarmente odiosa perché incide su beni che già sono stati tassati anche più di una volta».

Non trova che Montezemolo ponendosi come supericco «buono» muove un attacco molto insidioso alla immagine stessa di Berlusconi?
«E perché? Il presidente Berlusconi difende un principio liberale e sacrosanto di tutela dei cittadini dalla vessazione fiscale. E una deroga al principio gliela sta imponendo solo la crisi mondiale».

C’è una certa convergenza anche sulle dismissioni di immobili dello Stato.
«Sì, ma nella consapevolezza che non si tratta di un intervento strutturale, ma di una una tantum».

La discussione sulla manovra ha sottolineato, come si vede, le molte anime del partito. A quali si sente più vicino il nuovo Segretario?
«Sono di estrazione cattolica, ma non ho mai creduto nella rinascita della Dc. Credo nei cattolici che non diventano clericali e nei laici che non si sentono obbligati a esternazioni contro i cattolici. Non possiamo permetterci come partito di essere una caserma, ma tra caos e caserma ci può essere una comunità».

Questo vuol dire che le differenze culturali possono continuare a vivere come una sorta di ufficializzazione delle correnti, quella di Martino, o Scajola, per fare esempi. «I nomi che lei fa sono già indicativi: se a quei due nomi aggiunge il mio, lei descrive tre generazioni di Forza Italia – la Tessera numero due (Martino), l’uomo che affiancò Berlusconi nella Traversata nel deserto (Scajola) e io...».

Risposta molto elegante per dire che sono vecchi?
«Assolutamente no. È per dire che è stata abilità di Berlusconi governare tutto questo e oggi sarà, in parte, anche mio compito».

Vedo che lei evoca di continuo Berlusconi in questa nostra chiacchierata come entità di fatto ormai metapolitica. Cosa rappresenta per lei, un padre?
«Ho con lui un rapporto di vero e profondo affetto e stima. Qualcosa di vero che è parte del mio essere. Ognuno di noi nella vita deve qualcosa a qualcuno e nessuno si può sottrarre a questa regola. Nel mio caso, il qualcuno è Berlusconi cui devo ben più di qualcosa».

Qualche errore di fondo di Berlusconi però dovrà ammetterlo, se non altro, mi pare ovvio il fallimento del Partito Carismatico, grande sogno dell’attuale Premier. «Ammetto che il passaggio da un partito carismatico in mano a coordinatori che erano frutto del 70+30 (le quote di accordo fra componenti, nda) a un segretario è stato possibile perché il Titolare del Carisma ha favorito questo processo. Il Carisma rimane in mano a lui».

Di fronte a lei ci saranno due ex alleati, Casini e Fini: che intenzioni ha nei loro confronti?
«Intanto, io distinguo nettamente i due. Casini è arrivato da solo in Parlamento, trovandosi i suoi voti e ha sempre avuto una strategia. Non ha mai risparmiato critiche anche urticanti al capo del Governo, ma non le ha mai caricate di acrimonia. Quando penso invece a Fini mi viene sempre in mente una vignetta di Giannelli in cui Fini diceva “quando Berlusconi tace non so come contraddirlo”. Questo penso di lui: che è un leader che si è caratterizzato soprattutto per la sua azione contro Berlusconi. Però... cosa vuole che le dica... nella vita mai dire mai. Il Terzo Polo ha una sua articolazione e vedremo, ma noi non possiamo non tenere conto del rapporto, dei sentimenti anche, che ciascuno ha nei confronti del Premier».

Finora abbiamo parlato tenendo conto che la manovra sia sufficiente e che il governo continui. Ma nel caso in cui i mercati continuino a non gradire, sull’orlo del precipizio, insomma, potrebbe ancora essere necessario un governo tecnico?
«I Governi tecnici sono una ipocrisia. Si sa come funzionano: viene chiamata una grande personalità, come si dice, che impone un salasso di nuove tasse; tanto poi non si ripresenta al giudizio del voto. Noi invece dobbiamo sempre accettare le regole degli elettori».

Ma c’è almeno un piano b (come lettera dell’alfabeto non come Berlusconi), in caso di disastro? Si parla ad esempio di una sostituzione di Tremonti con una personalità che rassicuri di più i mercati?
«Non esiste questo scenario. A Tremonti va dato atto di aver lavorato bene muovendosi fra paletti molto stretti. E in ogni caso non si cambia un giocatore, peraltro eccellente, all’ottantesimo della partita...».

Berlusconi soffre molto nel vedere Sarkozy e Merkel prendersi la guida di fatto dell’Europa impartendo consigli e istruzioni a destra e a manca?
«Non ne abbiamo parlato, ma non credo proprio. E non credo che una Europa a 27 possa essere guidata da 2».

Ora che non è più Ministro della Giustizia, può dirci se pensa che i giudici abbiano manovrato politicamente le ultime inchieste contro il Governo?
«Sarebbe un buon metodo vedere fra qualche anno quali di questi processi sono andati avanti, e quali condanne per quali accuse sono state comminate. Vedrà che negli anni ci sarà uno spegnimento progressivo di quelli che ora appaiono grandi casi, come la P3 e la P4».

L’inchiesta sul Pd a Sesto S. Giovanni non dimostra però che i giudici agiscono a 360 gradi?
«La inchiesta sul Pd sconfigge la pretesa del Pd di essere geneticamente diversi, cui non avevamo mai creduto».

Un rimpianto per qualcosa non fatto da Guardasigilli?
«Che in parlamento non si sia trovato un equilibrio fra diritto alla privacy, diritto di cronaca, efficacia delle indagini in merito alle intercettazioni».

E qualcosa di più personale?
«C’è qualche amarezza personale, sicuro, ma un uomo pubblico non le deve confessare in un’intervista. Su questo invoco il latino “Ubi commoda Ibi incommoda”».

Che potremmo tradurre con un po’ di licenza: «Chi gode di un vantaggio deve saperne accettare anche gli svantaggi» - che è poi anche una efficacissima sintesi per descrivere la mirabolante carriera di questo giovane politico. Almeno, fin qui.



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