Ciò che colpisce ripercorrendo la vita di don Gianni è la sua umanità. La sua profonda umanità, fatta di ideali così vibranti da scuotere fino al midollo chi lo incontrava, di desideri e di passioni come di cadute e di errori che mai ha censurato, punto di riscossa per riprendere a cercare e costruire. Mi viene in mente una frase del grande scrittore inglese T.S. Eliot, il quale descrivendo l’umanità di fronte al mistero della vita, usava queste parole indelebili: «Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima, eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce; spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via» (Cori da «La Rocca»).
Don Gianni fu così, costantemente teso al vero dell’esistenza, mai arreso per l’imborghesimento dei nostri tempi. Verace, acuto, sfrontato, a volte irriverente, ma certo mai banale o strumentale per fini di poco conto. Si assunse la responsabilità delle sue scelte, vivendone con dignità anche le conseguenze più dolorose. La sua onestà intellettuale fu riconosciuta anche dai suoi più acerrimi contestatori, perché fondata sull’esperienza di uomo vivo, leale con se stesso e il mondo.
Con la sua vita e il suo impegno ha attraversato e segnato la storia dell’Italia repubblicana, libero da appartenenze scontate e condizionamenti ideologici, molte volte solo con le sue idee ma non per questo meno determinato nel sostenerle. La mia generazione politica è anche figlia sua, delle sue intuizioni, della compagnia umana e politica che ha vissuto con Silvio Berlusconi.
Uomo di fede e di cultura, don Gianni ha rappresentato un’ancora del pensiero libero per una società libera, un continuo pungolo per edificare un rinnovato umanesimo, contro il dilagante relativismo e la deriva materialista. Aveva la straordinaria capacità di guardare avanti e di saper anticipare gli eventi della storia, dandone una lettura profonda e originale. Anche per me dunque è stato un punto di riferimento, un amico al quale ho guardato con attenzione, stima e gratitudine. A tre anni dalla sua morte ci sorprendiamo sempre più eredi del suo pensiero e della sua testimonianza.

