La Polizia Penitenziaria è una istituzione dello Stato che svolge con onore e prestigio il proprio ruolo di forza di Polizia, insieme agli altri corpi armati dello Stato e nel rispetto delle specifiche caratteristiche che la contraddistinguono.
Un ruolo di primo piano spesso pagato con il prezzo più alto, soprattutto nelle regioni meridionali martoriate dalla mafia, dalla camorra e dalla ndrangheta.
E desidero qui ricordare due, tra le tante vittime, perché provengono dal Sud e sono la espressione della capacità di quei territori di produrre insieme alle piaghe criminali che ho appena ricordato anche gli uomini migliori.
Luigi Bodenza e Giuseppe Montalto, che furono eliminati da cosa nostra perché per primi e con assoluta intransigenza applicarono in Sicilia il regime previsto dall’art. 41 bis dell’O.P., all’indomani delle stragi di Falcone e Borsellino.
A loro ed a tutti i caduti della Polizia Penitenziaria, anche in questa giornata di festa, è doveroso rivolgere un commosso pensiero che si unisce
all’impegno di coltivarne la memoria a beneficio delle future generazioni.
La Polizia Penitenziaria svolge ruoli che assicurano il puntuale assolvimento delle funzioni Statuali e che garantiscono la pacifica convivenza dei consociati: compiti questi fondamentali per la tenuta dell’ordinamento democratico.
E la presenza di tanti cittadini in questa giornata di festa, testimonia – più efficacemente di tante parole – che l’intera collettività identifica nella Polizia Penitenziaria un ulteriore presidio di legalità a tutela dei propri diritti.
Si tratta di compiti complessi, difficili e di altissima responsabilità:
1. vigilare all’interno delle strutture carcerarie, per sovraintendere alla espiazione della pena, con rigore ma senza calpestare la dignità umana del condannato;
2. partecipare alla difficile ma essenziale opera di rieducazione di tutti i detenuti, come impone l’art. 27 della Costituzione;
3. assicurare la massima sicurezza nei servizi di traduzione e piantonamento, per garantire il corretto, celere e sicuro svolgimento delle attività processuali, dando, in materia, prova di altissima professionalità riconosciuta, senza eccezioni, dall’Autorità Giudiziaria dell’intero territorio nazionale;
4. gestire la sicurezza dello stesso Ministro della Giustizia, dei Magistrati e dei Funzionari in servizio presso il Ministero ed in buona parte delle giurisdizioni centrali, con servizi di scorta, vigilanza fissa e tutela sempre tecnicamente all’avanguardia, attenti, precisi e puntuali e per questo particolarmente apprezzati da tutto lo Staff ministeriale.
Tutti questi compiti vengono assolti con dedizione e spirito di servizio di rara intensità ed in condizioni di operatività talvolta critiche e sempre pericolose.
Basti pensare al controllo della detenzione di criminali appartenenti alle diverse associazioni di tipo mafioso e terroristico che si caratterizzano per un elevato grado di pericolosità sociale e che per tale motivo sono sottoposti in massima parte al regime di custodia speciale di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario.
Ad oggi il loro numero è di 616 detenuti (di cui 4 donne).
Peraltro, lo straordinario impegno profuso in questa attività di controllo, ha prodotto e continua ogni giorno a produrre numerosi successi investigativi.
Da questo punto di vista la Polizia Penitenziaria svolge un compito insostituibile che non è soltanto di pura e semplice vigilanza ma che è anche di attenta osservazione finalizzata ad individuare ed interrompere ogni tentativo di trasmettere illegalmente notizie da e per la struttura carceraria.
La collaborazione con la magistratura è costante e in occasioni sempre più numerose la stessa Autorità Giudiziaria delega alla Polizia Penitenziaria il compimento di ispezioni, perquisizioni ed atti di indagine all’interno delle strutture penitenziarie che proprio grazie alla preparazione e professionalità degli operanti hanno permesso, spesso, di ottenere fondamentali risultati investigativi.
Ed è anche in forza di questo prezioso contributo operativo che è stato possibile proporre con il d.d.l. sicurezza una riforma – ormai in dirittura di arrivo con la definitiva lettura del Senato – che ancor più adegua il regime carcerario speciale all’effettivo grado di pericolosità dei detenuti che vi sono sottoposti all’unico scopo di tutelare in ogni modo la sicurezza sociale.
E mi sembra utile ricordare che la durata del provvedimento applicativo viene innalzata a 4 anni (attualmente il massimo previsto è pari a 2 anni), la proroga può essere biennale e non più soltanto annuale e si attribuisce anche al Ministro dell’Interno il potere di richiedere al Ministro della Giustizia l’emissione del provvedimento stesso.
Sono, inoltre, meglio specificati dalla norma i criteri in base ai quali il Giudice delibera se disporre o meno la proroga ed è stata accertata sul Tribunale di Sorveglianza di Roma la competenza a decidere sui reclami avverso il provvedimento applicativo con lo scopo di evitare orientamenti giurisprudenziali contrastanti in questa delicatissima materia.
Non deve, poi, essere sottaciuto che il personale della Polizia Penitenziaria svolge le delicatissime funzioni enunciate spesso lontano dalle famiglie e dai luoghi di origine ed in condizioni logistiche ed ambientali particolarmente difficili.
Questo anche a causa del fatto che il 60% degli edifici penitenziari sono stati costruiti in epoche comprese tra il 1600 ed il 1800 e che l’atavico e strutturale sovraffollamento della popolazione carceraria stressa non soltanto i detenuti ma anche il personale, a cui rende più faticoso l’adempimento dei compiti d’Istituto.
Alla data del 16 giugno 2009, infatti, a fronte di una capienza c.d. “regolamentare”, fissata in 43.262 posti, e di una tollerabilità di 63.568 posti detenuti la popolazione carceraria era pari a 63.350 detenuti.
Deve essere ancora evidenziato come alla formazione di questo numero concorre la massiccia presenza nelle nostre carceri di detenuti stranieri il cui numero è pari a 23.442 unità e dunque a quasi il 40% del totale.
Siamo, dunque, su livelli di allarme per i quali è prevedibile – anche per l’approssimarsi del periodo estivo – un ulteriore incremento della popolazione carceraria per la cui gestione, ancora una volta, sono certo di poter contare, sulla pazienza, sulle capacità operative, sul senso del dovere e sullo spirito di sacrificio di tutte le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, cui dovranno necessariamente seguire interventi strutturali ormai non più rinviabili.
Questo Governo, infatti, non intende arretrare di un millimetro sul fronte della sicurezza sociale e della certezza della pena senza la quale i cittadini onesti rimangono spesso disorientati e la minoranza che delinque si rafforza nella convinzione di una sostanziale impunità.
Il sovraffollamento carcerario è, dunque, materia costantemente all’attenzione del Ministero della Giustizia e dell’Esecutivo, ma nessuno è legittimato ad illudersi che la soluzione assomigli in qualche modo agli inutili perdonismi del passato.
Per rimediare al problema – per la soluzione del quale il temporaneo e fallace effetto dell’indulto del 2006 è ormai del tutto svanito – il Governo ha, infatti, varato con un decreto legge – poi convertito nella legge 27 febbraio 2009, n°14 – un piano carceri messo a punto dal Ministero della Giustizia per fronteggiare il sovraffollamento degli istituti penitenziari.
Con le nuove norme vengono concessi poteri straordinari al capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e si autorizzano iter più veloci per l’edilizia carceraria.
Qualche settimana fa, in attuazione di quanto disposto dal suddetto provvedimento legislativo, è stato varato il programma dettagliato degli interventi necessari per conseguire la realizzazione di nuove infrastrutture penitenziarie e l’aumento della capienza di quelle esistenti.
Il programma – che da un lato prevede la costruzione di nuovi padiglioni in strutture preesistenti e dall’altro l’edificazione di nuove carceri – individua le modalità di realizzazione, indica le risorse economiche necessarie (in buona parte già ottenute e per il resto in fase avanzata di individuazione) e fissa i tempi per l’ultimazione dei lavori.
In particolare, il programma prevede la realizzazione in tempi ragionevolmente brevi di 48 nuovi padiglioni in ampliamento a strutture preesistenti; la ristrutturazione di 2 istituti penitenziari, e la costruzione ex novo di 24 case circondariali per le quali si ricorrerà anche al contributo essenziale delle imprese private.
La scansione temporale dell’esecuzione dei suddetti lavori consentirà in tempi rapidi l’ampliamento dell’attuale capienza carceraria.
Più nel dettaglio, attraverso la realizzazione di padiglioni in strutture preesistenti si otterranno:
* 940 nuovi posti entro il 31 dicembre di quest’anno;
* 1424 nuovi posti entro il 31 dicembre 2010;
* 5140 nuovi posti entro il 31 dicembre 2011;
* 2400 nuovi posti entro il 31 dicembre 2012;
Ciò significa che alla fine del 2012 con la costruzione di nuovi padiglioni si saranno ottenuti 9.904 nuovi posti di detenzione.
Attraverso l’edificazione dei nuovi istituti penitenziari e la ristrutturazione delle strutture preesistenti, invece, si otterranno:
• 1380 nuovi posti entro il 31 dicembre 2010;
• 6607 nuovi posti entro il 31 dicembre 2012;
Pertanto, all’esito di questo intervento, alla fine del 2012 saranno realizzati 17.891 nuovi posti.
Per converso, parallelamente alla creazione di nuovi posti detentivi, il Governo – al fine di arginare l’afflusso nelle nostre carceri di stranieri – ha intrapreso la strada degli accordi bilaterali con numerosi paesi europei e del bacino del mediterraneo, con i quali ha avviato una complessiva strategia finalizzata ad ottenere che i detenuti stranieri condannati a pene detentive brevi possano scontare la pena nei paesi di origine, a prescindere dal loro consenso al rimpatrio e con la certezza che scontino effettivamente la pena e che non ritornino in Italia.
Ancora, una ulteriore deflazione della presenza di detenuti stranieri nelle nostre carceri si conta di ottenere attraverso gli accordi con i paesi mediterranei rivieraschi, finalizzati a limitare il flusso di sbarchi clandestini nelle coste della Sicilia e dell’Italia meridionale.
In questo senso, l’intenso lavoro diplomatico (basti citare il rinnovato rapporto di amicizia instaurato con la Libia, spesso luogo di tragiche partenze di barconi di disperati alla mercè di cinici mercanti di carne umana) sta già garantendo risultati soddisfacenti.
L’analisi degli sbarchi clandestini risultanti dal dato numerico relativo ai primi mesi del 2009, raffrontato al medesimo periodo dell’anno precedente, fornisce, infatti, una prospettiva incoraggiante.
Si pensi, per esempio, che la sola Procura della Repubblica di Agrigento – che ha nel suo territorio l’isola di Lampedusa – nel 2008 aveva iscritto nel registro degli indagati 24.876 persone note per reati connessi alla presenza clandestina di stranieri nel territorio dello Stato.
Al 30 maggio del 2009 per gli stessi fatti sono state iscritte, invece, 4806 persone note.
Questi numeri – confortanti anche sul piano dell’impatto della prossima entrata in vigore della norma che punisce l’immigrazione clandestina – rassegnano un quadro, tutto sommato, tranquillizzante sulla possibile futura incidenza nella popolazione carceraria di stranieri extracomunitari per fatti connessi all’immigrazione clandestina.
So bene che proprio le condizioni di sovraffollamento che rendono difficile la permanenza dei detenuti all’interno delle carceri costringono il personale della polizia penitenziaria, che è chiamato in prima linea a gestire il disagio della popolazione carceraria, a svolgere i propri compiti in condizioni assolutamente disagevoli.
E se è vero che con gli interventi straordinari del piano carceri otterremo una migliore condizione per i detenuti è anche vero che l’aumento dei posti renderà necessario un cospicuo aumento del personale della Polizia Penitenziaria.
Per tali motivi – pur nelle ristrettezze determinate dalla contingente crisi economica che non ha risparmiato la pubblica amministrazione – farò quanto è nelle mie possibilità per procedere ad un reclutamento straordinario, proporzionato alle esigenze che inevitabilmente si determineranno a seguito dell’incremento delle strutture carcerarie.
E con questi auspici e con la convinzione che potranno realizzarsi nell’immediato futuro migliori condizioni di lavoro che auguro ai Direttori Penitenziari nonché a tutto il Personale del Corpo di ottenere sempre migliori risultati, consapevole come sono che in ciascuno di voi è altissimo il senso del dovere, lo spirito di sacrificio e l’abnegazione con cui affrontate la vostra difficile quotidianità.
E allo stesso modo sono cosciente del rigore, della fermezza ma soprattutto del tratto umano che vi caratterizza e che è fondamentale per chi – come voi – ogni giorno si trova di fronte un individuo che ha violato la legge, che viene privato del bene supremo della libertà, ma che non può ne deve dimettersi da uomo.
E mi conforta sapere che siete voi, con la vostra attenzione e con la vostra umanità a vigilare su ciascuno di loro custodendone l’umanità e la dignità.
Siete infatti chiamati dalla legge e dalla collettività alla custodia nel senso più nobile che tale termine esprime: quello della cura, della salvaguardia, della preservazione da ogni danno sia fisico che morale.
Ed avete dimostrato all’intera Nazione di saperlo fare e sono certo che saprete continuare a farlo sempre e sempre meglio.
Per questo ancora una volta, non soltanto da Ministro della Giustizia ma anche e soprattutto da cittadino a tutti voi sento di rivolgere il mio più sincero ringraziamento.
Viva la Polizia Penitenziaria! Viva l’Italia!

